lunedì 15 settembre 2014

CAILLEBOTTE: L'IMPRESSIONISTA CON DUE ANIME


Caillebotte l'impressionista con due anime
Studia giurisprudenza, si laurea ma, invece di fare l’avvocato, progetta barche, fa il marinaio, cura l'orto, colleziona francobolli e dipinge.
Un uomo libero, almeno a prima vista, anche se probabilmente lo era meno di quanto lui stesso immaginasse, perché sembrava avesse due anime in lotta fra di loro: una pragmatica, realista e l’altra sognante e pura.
Non sapremo mai quale era quella a lui più vicina.
Certo, poteva fare quel che voleva perché era ricco, e molto anche, di famiglia.
Diventa anche mecenate, aspetto questo che l'ha reso più celebre che non per la sua vita di artista: compra i quadri di Manet e Degas– che lo fanno entrare nel mondo degli impressionisti -, Cezanne, Pissarro, Renoir e Sisley e, alla sua morte avvenuta nel 1894, li lascia alla città di Parigi che, prima li rifiuta, poi, dopo mille esitazioni e litigi con gli esecutori testamentari – tra cui Renoir - li espone prima al Louvre e ora al Museo d'Orsay.
Strano personaggio Gustave Caillebotte, nato a Parigi nel 1848, con una vita borghese, senza drammi apparenti e senza aneddoti di rilievo.
Nel 1986 il suo nome diventa conosciuto ai più: il museo di Washington e di San Francisco inseriscono i suoi quadri in una mostra sull'Impressionismo.
Una folgorazione.
Si capisce subito che è un artista particolare. E volendo, anche discusso.

L'arte di Caillebotte vira verso una strada mai percorsa, ostica anche per il mondo non bigotto ma borghese della Parigi dell'epoca, lastricata di pettegolezzi per la sua presunta omosessualità, aumentata anche dal fatto che non si sposò mai e visse con la madre fino a che lei morì.
Il suo sguardo, raffinato e intelligente, posato sugli uomini si tramuta in una visione  quasi iper-realista: nudi mentre si asciugano davanti alla vasca da bagno, luogo fino ad allora appannaggio esclusivo delle signore, mentre remano con indosso solo la canottiera o a torso nudo intanto che levigano un parquet con i muscoli tesi dalla fatica.

E' una visione tutta maschile: le donne non ne fanno parte. Sono poco più di comparse, un contorno piacevole ma non indispensabile in una Parigi popolata di gente alla moda con bei vestiti e sfiziosi cappellini, salottiera e che vuole divertirsi nei cabaret o nei locali alla moda.
Più che l’altra metà del cielo, gli interessano gli interni eleganti del suo palazzo di Rue de Miromesnil - che poi venderà per comprare una tenuta enorme, un buen retiro che non lascerà più - con ambienti all’apparenza scuri ma con la luce che entra dalle finestre per rendere lo spazio pervaso da una chiarezza assoluta.
Uno spazio incrinato nella sua serena tranquillità e riservatezza da uomini (lui stesso?) ripresi di spalle affacciati ai balconi, istantanee di attimi fuggenti eppur così reali: borghesi, eleganti, quasi in posa, fissi come statue che contemplano impassibili la vita che passa al di sotto di quella grande e quasi sproporzionata balaustra: un vero e proprio confine con il resto del mondo.
Che avesse paura di buttarsi  nella mischia del mondo che viveva sotto la sua finestra?
Che si sentisse superiore al punto da estraniarsi e rimanere solo con la sua pittura, le sue abitudini, i suoi pensieri?
Può darsi, d’altronde Caillebotte non era un artista bohemien alla Puccini che vendeva i suoi quadri a pochi franchi per riuscire a mangiare, non era un folle senza un quattrino come Van Gogh e non era un amante dell'esotismo come il fuggitivo Gauguin, eppure dipingeva allo stesso modo dei suoi colleghi impressionisti che sarebbero diventati famosissimi. 
Ma era forse anche di più.
Andava oltre l’impressionismo con quei suoi due modi di affrontare il mondo con pennelli e colori. Da una parte fotografava la realtà nuda e cruda, com’era, con quella visione dell’uomo così nuova e strabiliante, che di impressionismo aveva  ben poco, con una pittura liscia e perfetta in ogni particolare, senza sbavature o tracce di fantasia.
Dall’altra lui c'era, impressionista fino al midollo, con otto quadri esposti, alla mostra parigina in quell'aprile del 1876, in quella rivoluzione che cambiò per sempre il corso ultra millenario della storia dell'arte.
C'era eccome in quel modo di dipingere non piatto e accademico ma affrontato a muso duro, spessissimo all'aperto con il mondo visto alla luce naturale e reso con pennellate spezzate, libere e sciolte dentro un disegno sapiente di linee e proporzioni.
C'era perché aveva nella sua anima il senso vivo del colore che si ritrova nelle sue nature morte, con la frutta messa in posa come manichini ma viva e fresca, o nell'acqua che sembra che si muova, argentea per i riflessi del sole, o ancora nei parchi, nei boschi e nei cieli dove la natura, splendente, luminosa, ricca di sfumature rese con il pennello che davvero seguiva la mente, quasi sognante, ha il sopravvento su quella piccola cosa che è l'umanità.
Una tavolozza di gioia e di allegria, per rendere la sua vita meno monotona di come era nella realtà e, forse, più felice e libera da convenzioni.
O, almeno, lo speriamo.

8 commenti:

  1. Poesia. Riesci col taglio giornalistico ad addolcire il più cupo degli ignoranti. Grazie.

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    1. Grazie a lei per le belle parole. Cerco sempre di mettere un po' di poesia in tutto quel che scrivo, e non per addolcire "il più cupo degli ignoranti", ma per rendere la vita, e quel che si legge della vita in un quadro, un filino più dolce, da un punto di vista personale e non stereotipato. Continui a seguirmi! Alessandra

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    2. Con delicatezza , senza imposizione , un pò di cultura non fà mai male:
      Buona giornata Matteo

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Grazie Ale mhh cupo non mi ci vedo ignorante sempre con vivo in quella regione da più di mezzo secolo ho un vizio sono curioso e quando le corde suonano la sinfonia curiosa io ascolto leggendo anche tu sei impressionista a tuo modo signora della tempera.Come dice chi non ha nome in denuncia sei brava.Ma non è per addolcire la gratitudine tienimi acceso.

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    1. Grazie Claudio, il mio scopo è proprio quello di tenere le menti accese e non farle sprofondare nel buio disinteresse che non è né vita né colore. Ti terrò acceso, stai tranquillo!

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  3. Caillebotte è sempre stato un pittore che mi ha affascinato ...proprio per il suo modo di dipingere la mondaneità di Parigi a quei tempi ...Non conoscevo molto la sua storia e il tuo articolo ha colmato una lacuna...grazie ,ho appena trovato il tuo blog mi piace molto perchè amo l'arte e quì ho trovato lettura interessante e tra l'altro scritta molto bene ...grazie tante ...
    un caro saluto dalla Svizzera

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  4. Grazie a te Bianca, mi piace interessarmi anche degli artisti meno conosciuti perché spesso hanno risvolti assai interessanti. Un caro saluto a te, Alessandra

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