sabato 7 marzo 2015

GINO ROSSI, LA FIGURA LEGGENDARIA DEL PITTORE FOLLE

GINO ROSSI - PAESAGGIO AD ASOLO - 1912
Colto, raffinato, portato per gli studi letterari, nato a Venezia nel 1884 da una famiglia originariamente ricca, Gino Rossi, per completare la sua cultura lascia la laguna e, nel 1907, parte per Parigi.
I colori e le forme delle opere di Paul Gauguin lo stordiscono.
Decide di andare in Bretagna, seguendo così le orme di quel che poi sarà il pittore di Tahiti.
Tornato a Venezia, oltre a tante idee ed emozioni, porta con sé anche la sifilide, cosa non rara in quei tempi, che con il passare degli anni gli causerà epilessia, disturbi visivi e grande sofferenza psicologica.
Il suo primo successo lo deve alla mostra di
Ca’ Pesaro, il museo di arte moderna della città lagunare: è il 1910 e dall’anno successivo andrà a vivere nell’isola di Burano, quasi una sorta di esilio volontario, forse per il suo carattere schivo e taciturno, per il suo spirito polemico e aristocratico.
GINO ROSSI - PRIMAVERA IN BRETAGNA, L'ALBERO
TREVISO, MUSEI CIVICI
E di quel periodo sono i quadri più belli - paesaggi di Burano, della Bretagna, di Asolo, del Montello -  dall’esuberanza innata, con colori luminosi capaci di ricreare il fascino di luoghi visti attraverso occhi diversi.
Semplificò le immagini senza insistere sui particolari, ma con l’albero, che ritornerà anche in molti altri dipinti, che sembra nascondere un’anima.
Nel 1909 dipinge la Fanciulla del fiore, che lui considera la sua “poesia più bella”.
GINO ROSSI - 1909
FANCIULLA DEL FIORE
E’ il suo capolavoro: una ragazza imbronciata, con le mani grandi, un’immagine austera, impenetrabile, con la bellezza dei due vasi di fiori, messi lì, proprio all’altezza del viso, esaltati dal blu, ripensando a Gauguin, alle sue campiture piatte e alle sue forme sigillate.
E’ il periodo in cui matura la sua poetica delle figure senza paesaggi e dei paesaggi senza figure, come la Testa di pescatore o Descrizione asolana.
Nel 1912 torna a Parigi, espone insieme a Modigliani, ma al suo ritorno una delusione d’amore terribile: la moglie, Bice Levi Minzi, anch’essa pittrice, lo abbandona per lo scultore Oreste Licudis.
Nel 1916 parte per la guerra, ne vede gli orrori e la violenza, va a finire in un campo di prigionia.

Quando torna, è sconvolto.
La sua anima, troppo sensibile, non regge il peso dell’infelicità: “Ho perduto tutto … dovrò curare la mia salute. Ho sofferto tanta fame … tutte le sofferenze morali” scrive in una lettera nel 1918.
GINO ROSSI  - 1924
NATURA MORTA CON BROCCA
Come era cambiato lui, così era cambiata la sua pittura, che vira verso il cubismo, guardando alla lucida lezione di Cezanne, con il colore fantastico che vuole trascendere la realtà invece di raffigurarla.
Ecco allora Fanciulla che legge, Testa di ragazza o Natura morta con brocca, dove l’idea cubista viene declinata mettendo gli oggetti poggiati sul tavolo – pipa, bicchiere, brocca, portafrutta, busta, bottiglia – nell’omogenea atmosfera tonale del blu.
GINO ROSSI - 1926
IL CORTILE DEL MANICOMIO
Ma la vita di Gino è ormai in discesa: viene ricoverato nel manicomio di sant’Artemio a Treviso.
E’ il 1926 quando dipinge il suo ultimo, drammatico, solitario, quadro: Il cortile del manicomio.
Un'opera dai colori scuri, tristi, freddi, lontana anni luce dai primi paesaggi solari e allegri della Bretagna.
In quel cortile, visto dalla finestra di una camera immaginiamo orribile, Gino lancia il suo grido contorto e disperato di dolore.
Passerà ancora più di vent’anni girovagando da un manicomio all’altro, senza più toccare pennello e colori.
Morirà il 16 dicembre del 1947.
E come per tanti artisti sfortunati in vita - e il parallelo con Vincent Van Gogh viene spontaneo - la critica capirà, post mortem, la sua grandezza e il suo  straordinario contributo al rinnovamento dell’arte italiana.


Questo articolo è dedicato con affetto ai miei amici carissimi
  Gino e Maria Rossi

4 commenti:

  1. Incredibile come la prima guerra mondiale abbia cambiato il mondo dell'arte e l'animo degli uomini. Grazie!

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    1. Assolutamente, penso sia stata un'esperienza terribile, e chi non aveva un animo forte, come Gino Rossi, è poi crollato. Ma la sua è stata tutta un'esistenza ai limiti della follia, e la guerra l'ha esasperata fino alla morte.

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  2. I quadri che pubblicate in questa pagina sono bellissimi.
    Vorrei approfondire sul pittore, dove mi consigliate di andare ?
    Michele M.

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  3. Buongiorno Michele, la vita di Gino Rossi lo trova in un volume pubblicato nel 1991, piuttosto esaustivo, scritto da Antonio Chiades e pubblicato da Amadeus che penso si trovi su internet come 'Gino Rossi. La nostra passione' che è il catalogo della mostra a lui dedicata ad Asolo nel 2010 e dove presumo ci siano saggi sul pittore e sulle opere in particolare. La saluto cordialmente ALessandra

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