mercoledì 15 ottobre 2014

Guttuso: impegno politico e Sicilia


Renato Guttuso - 1983
Cactus sul golfo di Palermo
La sua pittura è una forma di libertà, di impegno morale e politico, di toccante amore per la sua Sicilia, così fulgida di colori, di suoni e di bellezza luminosa ma anche di passione erotica e carnale.
Renato Guttuso vuole raccontare la vita con realismo e lo fa in maniera raffinata e intensa.
Fu davvero un grande e controverso maestro, tenace difensore dell’arte figurativa, tanto che, dotato di una vasta cultura e di una straordinaria abilità tecnica, rielabora criticamente l’arte europea, da Cézanne agli impressionisti, per approdare a Picasso: evidenti sono gli elementi che rivede da quel pilastro dell’arte del Novecento che fu Guernica, dipinta dall’artista spagnolo nel 1937.
E a lui certamente guarda tre anni dopo quando dipinge la Crocefissione, un quadro che fece scalpore e di cui si discusse molto, soprattutto per le trasgressioni all’iconografia tradizionale.
Renato Guttuso - 1941
Crocefissione
Roma, Galleria Nazionale d Arte Moderna
Un quadro che diventa il manifesto del realismo neo cubista.
Come Picasso in Guernica, così Guttuso nella scena più drammatica della vita di Cristo, ritrae le atrocità della guerra che aveva messo in ginocchio l’Italia e tutto il continente, le fa sue, le vuole gridare al mondo intero.
E quell’uomo sulla croce diventa, e in quel momento storico ancora di più, il simbolo universale delle sofferenze umane.
Sofferenze che sono di tutti, dalla nuda Maddalena e con le labbra troppo rosse che lo piange disperata ai due ladroni sulla croce, con i corpi straziati dal dolore che sembrano riflettersi nello sguardo allucinato del cavallo.
I colori vibranti, forti e taglienti come lame - i rossi e i neri e i bianchi - vivono in un’intensità espressiva che non si spegne neanche nel paese sullo sfondo, rassicurante e all’apparenza pieno di pace, perché è deserto, non c’è più nessuno.
Renato Guttuso
Ritratto di Marta Marzotto
Ma nella vita di Guttuso c'è spazio anche per l'amore e la passione: nell'immediato dopoguerra sposa Mimise, che ritrasse più volte con infinita dolcezza. Mimise morì nell'ottobre del 1986 e il pittore la seguì triste e malinconico l'anno dopo.
Celebre è la sua relazione vissuta dagli anni '60 fino al 1986, in concomitanza con la morte della moglie, con la regina dei salotti, Marta Marzotto. La relazione fu definita, senza mezzi termini, "al limite della pornografia", e Marta divenne anche la sua modella preferita oltre che la sua musa ispiratrice.
Poi i quadri politici, come L’occupazione delle terre incolte del 1949, con gli stessi colori accesi e la bandiera rossa che sventola in primo piano ne è un esempio: per Guttuso l’arte diventa davvero un mezzo per smuovere le coscienze di chi è sempre stato in silenzio, per far valere i diritti di chi non ne ha mai avuti.
Renato Guttuso - 1972
I funerali di Palmiro Togliatti
Ecco perché fonda, due anni prima, il Fronte Nuovo delle Arti, avanguardia artistica legata al partito comunista e dichiaratamente legata a temi di impegno sociale senza cadere però nella facile demagogia.
Un altro quadro dalla forte connotazione ideologica è I funerali di Palmiro Togliatti, del 1972, con un florilegio di bandiere rosse dove sono ritratti anche Marx, Engels, Trotsky, Stalin e Lenin.
Un quadro che è diventato l'icona del partito comunista.
Renato Guttuso
Donne di zolfatari


E non mancano quadri che rimandano al mondo del lavoro più umile, quello contadino e povero, come Donne di zolfatari, La stalla, l'Uscita per la pesca o Contadini che zappano.
In tutti è evidente la fatica e il sudore, la rabbia per la miseria che si vede nei volti urlanti delle donne della solfatara o in quelli scavati dagli uomini che tendono i muscoli per lo sforzo nell'usare le zappe.
Ma Guttuso e la Sicilia sono una cosa sola ed ecco nel 1974 la Vuccirìa: un enorme (tre metri per tre) fotogramma del mercato storico di Palermo, con i suoi odori forti di carne e di pesce, i suoi profumi di verdure e di aromi, i suoi colori e le sue urla in un vicolo strettissimo pieno di vita.
Renato Guttuso - La Vucciria - 1974 - Palermo, Palazzo Steri
Vuccirìa in siciliano vuol dire confusione, e la confusione è palpabile, si sente a pelle e ti confonde il cervello in quel florilegio di merci e di persone.
Confusione dei prodotti in vendita, dai gomitoli di salsicce alle frattaglie, dai pomodori ai pesci, fino al quarto di bue appeso a un gancio. Confusione dei colori: il bianco delle uova, il verde di cicoria e sedani, il rosso dei pomodori e delle arance, il grigio argento dei pesci e il rosa dei tranci di pesce spada, il vestito bianco della donna, il giallo del maglione dell’uomo.
E ancora il bianco della camicia dell’uomo dietro e di nuovo il nero della signora con il sacchetto della spesa.
Vita, persone, odori, sapori e colori di Sicilia, in un caos miscelato alla perfezione.
Ogni volta che guardi quel grande  quadrato  scopri qualche particolare nuovo che ti sorprende.
E per questo saperti regalare una sorpresa sempre nuova, ringrazi Guttuso. 

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